DEBITO PUBBLICO

mercoledì 7 dicembre 2011

TENIAMO ALTA LA GUARDIA SUL TEMA "ACQUA PUBBLICA"

Referendum acqua pubblica, risultati definitivi: i sì al 96%

Gli italiani hanno detto sì: l’acqua deve rimanre un bene pubblico e di tutti e sul quale non si devono fare profitti. Esultanti i comitati radunati a piazza Bocca della Verità a Roma.

Il quorum è realtà con oltre il 57 per cento di votanti. E per l’acqua, così come per gli altri quesiti referendari, trionfano i sì. Dai dati diffusi dal Viminale sulla totalità degli 8.092 comuni italiani emergono numeri  impressionanti. Per il primo quesito (scheda rosa) il sì è al 95,66%, il no è al 4,34%. Per il secondo quesito (scheda gialla), il sì è 96,11%, il no al 3,89%. Un vero e proprio fiume di voti che sancisce che l’acqua, in Italia, tornerà ad essere gestita in modo pubblico e partecipato.
Più precisamente optando per il sì sulla prima scheda, gli italiani hanno abrogato l’articolo 23 bis della Legge n. 133/2008, che prospettava l’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico. In altre parole hanno sancito che l’acqua è un bene pubblico e di tutti e non può essere affidato e gestito da un privato. Barrando il sì sulla seconda scheda, invece, si è abolito il comma 1 dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, per quanto riguarda l’adeguata remunerazione del capitale investito. Quindi è stato deciso che sull’acqua non si devono fare profitti e che deve essere amministrata in base a criteri di equità e giustizia sociale e non subordinata alle logiche del mercato.
Logo_campagna_Mauro_ForteApplicare il referendum

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata
sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di
caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.
Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.
Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.

Perchè una campagna di "obbedienza civile"
La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli
investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei
casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e
il 20%.
Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si
devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non
lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia
applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In
altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni
l’esito referendario.
Questo non può essere accettato!
Perciò chiediamo a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”

In cosa consiste la campagna di "obbedienza civile"

La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi
al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del
capitale investito”.
E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta,
ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.
Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovvio:
ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum.
Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma
diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai
diktat dei poteri forti di turno.
Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa
dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai
formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i
referendum abrogativi.

Fuori l’acqua dal mercato fuori i profitti dall'acqua.

A SUPPORTO DI QUANTO SCRITTO FINORA RIPORTIAMO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE:
  





















Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Stay tuned...

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