DEBITO PUBBLICO

domenica 25 dicembre 2011

L'ACQUA RIMANE UN BENE DI TUTTI

Comunichiamo con grande soddisfazione la notizia che il Consiglio Provinciale di Varese nella riunione del 20 Dicembre 2011 ha votato all'unanimità la delibera che istituisce una società interamente pubblica per la gestione del servizio idrico integrato. In poche parole: acqua pubblica! L'iter sembrava scontato per molti cittadini dopo la grande vittoria dei referendum del 12 e 13 Giugno 2011. E come dargli torto! La nostra Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo. Ma i profitti in gioco sono cosi alti che qualcuno rimane sordo al volere popolare e tira avanti come se nulla fosse accaduto. Episodi come il tentativo a Cremona di inserire i privati con il 40% nell'ente gestore o fatti eclatanti come quello di Roma: http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/11/09/news/referendum_acqua_acea_sponsor_del_no_concessi_fondi_per_il_comitato_dei_privati-24690423/ sono ormai il disinvolto modus operandi della classe dirigente del nostro Paese sempre meno incline all'onesta pubblica e protesa verso il profitto a tutti i costi. Per loro sfortuna c'è ancora qualcuno che ha voglia di combattere queste battaglie e non si arrenderà mai!!

Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Stay tuned...

lunedì 19 dicembre 2011

ATTENZIONE: COMUNICATO URGENTE!!!

Aggiornamento acqua bene comune

Domani 20 Dicembre 2011 alle ore 17 si riunisce il Consiglio Provinciale ai sensi dell'art. 26
dello statuto. Tra i vari argomenti in trattazione c'è il punto n.9 che riguarda la“ Individuazione delle modalità di gestione del servizio idrico integrato nell’ambito della Provincia di Varese”. Questa proposta se fosse approvata calpesterebbe la volontà popolare espressa con i referndum sul tema acqua e bocciata dalla sentenza della Corte Costituzionale.
Per cercare di evitare questa vergognosa farsa in barba al volere del Popolo Italiano è stata organizzata una sorta di mail bombing alla Provincia di Varese da parte dei cittadini contenente il seguente testo:

Lettera aperta a tutti i Consiglieri della Provincia di Varese

All’ordine del giorno dell’assemblea del 20 dicembre 2012 figura la voce “Individuazione delle modalità di gestione del servizio idrico integrato nell’ambito della Provincia di Varese”. SI tratta di un provvedimento che darebbe attuazione alla Legge Regionale n. 21/2010, emanata dalla Regione Lombardia prima dei referendum del 12 e 13 giugno e che aveva come obiettivo la privatizzazione del servizio idrico. Una legge che è stata dichiarata incostituzionale in più punti con sentenza della Corte Costituzionale meno di un mese fa e che la Regione è in procinto di modificare in maniera sostanziale.
Il provvedimento che viene portato in aula il 20 dicembre rappresenta una palese violazione della volontà degli elettori che si sono espressi attraverso lo strumento referendario. Non solo per quanto esposto riguardo l’incostituzionalità della norma a cui fa riferimento, ma anche per gli obiettivi che la Provincia si pone nell’individuare il gestore. Sebbene questo sia indicato come una “S.p.A. a totale capitale pubblico”, il Presidente Galli ha dichiarato pubblicamente l’intenzione di procedere il prima possibile alla cessione del 40% di partecipazione a privati.
Si tratta quindi di un’operazione che calpesta il risultato dei referendum e la volontà di oltre 300.000 elettori della Provincia di Varese. È responsabilità di chiunque partecipi alla vita pubblica di custodire e applicare l’esito referendario, quale espressione più alta della partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica del Paese. Il Comitato Acqua Bene Comune chiede a tutti i Consiglieri Provinciali di rispettare il mandato di rappresentanza dei loro elettori e bloccare l’approvazione del provvedimento.
Il Comitato Acqua Bene Comune chiede anche che tutti i Consiglieri si attivino per avviare una consultazione con i cittadini e le associazioni per avviare la ripubblicizzazione del servizio idrico, come previsto dal referendum, attraverso l’affidamento a Enti di Diritto Pubblico, unica forma giuridica adeguata a garantire una gestione trasparente, partecipata ed efficiente del servizio idrico integrato. Una forma giuridica che non prevede la presenza di azioni, che si possono sempre cedere a privati; che non risponde al patto di stabilità, a differenza del bilancio della SpA a totale capitale pubblico; che non deve pagare le tasse allo Stato, con margini importanti di investimento; ed infine, che non ha l’attivo di bilancio, come tutte le società per azioni, tra i suoi obiettivi, ma una sana gestione in pareggio.
Anche per questi motivi la Conferenza dei Sindaci della provincia di Cremona ha bocciato, tre giorni fa, la proposta di introduzione dei privati nel 40% dell’ente gestore unico del Servizio Idrico Integrato fatta dal Presidente della Provincia, dimissionando contemporaneamente il Presidente della Conferenza e il Consiglio di Amministrazione dell’Ufficio d’Ambito di Cremona.
Per tutti questi motivi, vi chiediamo, a nome del 60% di cittadini che, in provincia di Varese come in tutta Italia, hanno fatto vincere i referendum per l’Acqua Bene Comune di votare NO al punto numero 9 all’ordine del giorno del Consiglio Provinciale di martedì 20 dicembre 2011, proponendo l’alternativa da noi suggerita.

Invitiamo te e tutte le persone che vorranno essere presenti a trovarsi, martedì 20 dicembre, alle 16,30 a Villa Recalcati, sede della provincia di Varese, per una presenza del Comitato ad accogliere, con striscione e volantinaggio, i consiglieri provinciali che stanno per decidere la gestione SpS dell'acqua del Varesotto.
Così anche chi non avesse letto la lettera della mail-bombing potrà farlo ricevendone il testo direttamente dalle nostre mani.
Ovviamente vale anche per tuttei le/i vostre/i conoscenti, che vi chiediamo di mobilitare per creare intorno alla riunione del consiglio un auspicabile "effetto Cremona" e, per lo meno, mettere pressione ai consiglieri provinciali.

Sosteniamo quindi, con una presenza massiccia al presidio di domani, l'Acqua Bene Comune - Comitato della Provincia di Varese

perchè i consiglieri sappiano che:


La seduta del consiglio provinciale sarà ripresa e messa on-line prima possibile!

Per chi volesse mandare una mail alleghiamo i dati relativi:

Mailing list Consiglio Provinciale

lucamacchi@provincia.va.it, borsotti.vilma@pec.provincia.va.it, marchetta.domenico@pec.provincia.va.it, colombo.marco@pec.provincia.va.it, gualandris.stefano@pec.provincia.va.it, bertuletti.cristina@pec.provincia.va.it, bianchi.matteo@pec.provincia.va.it, colombo.massimo@pec.provincia.va.it, morselli.roberto@pec.provincia.va.it, pedretti.antonio@pec.provincia.va.it, pinciroli.livio@pec.provincia.va.it, pinti.marco@pec.provincia.va.it, pinti.marco@pec.provincia.va.itzorzo.mirko@pec.provincia.va.it, aspesi.marioanastasio@pec.provincia.va.it, achini.greta@pec.provincia.va.it, caielli.roberto@pec.provincia.va.it, ditoro.michele@pec.provincia.va.it, giudici.marco@pec.provincia.va.it, larghi.andrea@pec.provincia.va.it, oprandi.luisa@pec.provincia.va.it, romano.rita@pec.provincia.va.it, santo.mario@pec.provincia.va.it, castiglioni.pietro@pec.provincia.va.it, andreoletti.ivan@pec.provincia.va.it, antonelli.emanuele@pec.provincia.va.it, bianchi.fabrizio@pec.provincia.va.it, binaghi.franco@pec.provincia.va.it, bossi.massimo@pec.provincia.va.it, enrico.paolo@pec.provincia.va.it, livetti.giampaolo@pec.provincia.va.it, sartorio.paolo@pec.provincia.va.it, rossi.pieroangelo@pec.provincia.va.it,
dariogalli@provincia.va.it, gianfrancobottini@provincia.va.it, bonfanti.alessandro@pec.provincia.va.it, piero.galparoli@provincia.va.it, francescabrianza@provincia.va.it, faustobrunella@provincia.va.it, christiancampiotti@provincia.va.it, mcarioni@provincia.va.it, giuseppedebernardi@provincia.va.it, alessandrofagioli@provincia.va.it, lucamarsico@provincia.va.it, aldosimeoni@provincia.va.it, brunospecchiarelli@provincia.va.it


Lettera aperta a tutti i Consiglieri della Provincia di Varese:



Ordine del giorno Consiglio Provinciale:





Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Stay tuned...


mercoledì 7 dicembre 2011

TENIAMO ALTA LA GUARDIA SUL TEMA "ACQUA PUBBLICA"

Referendum acqua pubblica, risultati definitivi: i sì al 96%

Gli italiani hanno detto sì: l’acqua deve rimanre un bene pubblico e di tutti e sul quale non si devono fare profitti. Esultanti i comitati radunati a piazza Bocca della Verità a Roma.

Il quorum è realtà con oltre il 57 per cento di votanti. E per l’acqua, così come per gli altri quesiti referendari, trionfano i sì. Dai dati diffusi dal Viminale sulla totalità degli 8.092 comuni italiani emergono numeri  impressionanti. Per il primo quesito (scheda rosa) il sì è al 95,66%, il no è al 4,34%. Per il secondo quesito (scheda gialla), il sì è 96,11%, il no al 3,89%. Un vero e proprio fiume di voti che sancisce che l’acqua, in Italia, tornerà ad essere gestita in modo pubblico e partecipato.
Più precisamente optando per il sì sulla prima scheda, gli italiani hanno abrogato l’articolo 23 bis della Legge n. 133/2008, che prospettava l’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico. In altre parole hanno sancito che l’acqua è un bene pubblico e di tutti e non può essere affidato e gestito da un privato. Barrando il sì sulla seconda scheda, invece, si è abolito il comma 1 dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, per quanto riguarda l’adeguata remunerazione del capitale investito. Quindi è stato deciso che sull’acqua non si devono fare profitti e che deve essere amministrata in base a criteri di equità e giustizia sociale e non subordinata alle logiche del mercato.
Logo_campagna_Mauro_ForteApplicare il referendum

Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata
sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di
caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.
Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.
Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.

Perchè una campagna di "obbedienza civile"
La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli
investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei
casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e
il 20%.
Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si
devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non
lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia
applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In
altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni
l’esito referendario.
Questo non può essere accettato!
Perciò chiediamo a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”

In cosa consiste la campagna di "obbedienza civile"

La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi
al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del
capitale investito”.
E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta,
ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.
Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovvio:
ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum.
Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma
diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai
diktat dei poteri forti di turno.
Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa
dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai
formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i
referendum abrogativi.

Fuori l’acqua dal mercato fuori i profitti dall'acqua.

A SUPPORTO DI QUANTO SCRITTO FINORA RIPORTIAMO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE:
  





















Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Stay tuned...